Damien Hirst, l’invasione degli “Ultra-Pois”
The Complete Spot Paintings 1986 - 2011

Un evento espositivo senza precedenti: per oltre due mesi la discussa, super quotata e popolarissima arte contemporanea di Damien Hirst sarà il soggetto protagonista di “The Complete Spot Paintings 1986 - 2011”, multi/mostra in contemporanea mondiale allestita nelle undici sedi Gagosian Gallery sparse in giro per il mondo tra New York, Londra, Parigi, Los Angeles, Hong Kong, Roma.
Grazie agli sforzi organizzativi di Larry Gagosian, gallerista e mercante d’arte più potente al mondo, avremo il piacere di osservare fino al 18 febbraio (nella sede capitolina, in via Francesco Crispi 16, la retrospettiva proseguirà fino al 10 marzo; ingresso libero), una selezione in technicolor tra le più iconiche del 46enne “arti-star” concettuale inglese, da sempre sensibile ai temi della vita e della morte, del benessere nell’era dell’informatica e dell’opulenza della società contemporanea: si tratta dell’unica serie pittorica dell’intera produzione di Hirst, nello specifico tele in formato griglia, interamente ricoperte da migliaia di
pois multicolori (detti, appunto, “Spot”), dal diametro variabile tra i pochi millimetri e il metro. Trecento lavori scelti su millecinquecento, provenienti in gran parte da prestigiose collezioni private, opere che, a seconda delle dimensioni e del numero di “puntini”, in taluni casi sfiorano anche il milione di dollari, indipendentemente dal fatto che la mano realizzatrice sia stata o meno quella di Damien, il quale, è noto, pur restando ideatore unico e ‘regista’ dell’opera, spesso non è affatto colui che la “mette in scena” materialmente, lasciando volentieri la suddetta mansione “manuale” ad una folta schiera di fidati, valenti pittori, suoi collaboratori.
Hirst è personaggio impaziente, inquieto, facile alla noia e ben volentieri lascia ad altri le faccende sgradite, anche a rischio di suscitare illustri, piccate polemiche come quella del grande pittore David Hockney, che durante un recente
vernissage londinese ha ribadito al collega la centralità fondamentale della creazione manuale, compito riservato all’autore e a nessun altro.
Gli “Spots” presenti in mostra sono tutti realizzati a mano tramite l’
household gloss, resistente smalto industriale, e i colori non sono mai ripetuti in una stessa tela. Obiettivo principale della mostra quello di creare un effetto di spaesamento e vertigine nello spettatore, in quanto l’occhio umano fatica a trovare un appiglio o un qualsiasi punto fermo. Si può anche notare una certa evoluzione avvenuta nel corso del tempo nella realizzazione dei vari “Spot Paintings” di Hirst, col passare degli anni sempre meno rozzi, artigianali e imprecisi, di pari passo all’affinamento delle tecniche esecutive. Si è discusso molto anche intorno all’ispirazione di queste opere: c’è chi afferma che i vari ‘pois’ ricordino da vicino le sfere del biliardo inglese, lo “Snooker”, oppure chi dichiara si tratti di un omaggio astratto alle vetrine piene di pillole, autentica mania farmacologica del Nostro. Niente squali ibernati in formaldeide stavolta, nessun teschio ricoperto di diamanti: piuttosto una variopinta maratona di colori sgargianti, come sempre quando c’è di mezzo Hirst, beffarda performance dall’effetto assicurato. Abbinato allo show, ecco allora anche il concorso indetto dall’artista in persona: chi riuscirà a vedere tutte e undici le mostre nelle varie sedi Gagosian Gallery riceverà in regalo una serie grafica esclusiva firmata da Hirst in persona. Il vanto di possedere un’opera d’arte che, probabilmente, varrà anche l’intera spesa sostenuta viaggiando in giro per il mondo. Come dire: soddisfatti e, all’occorrenza, anche rimborsati.
Autore:
Ariel Bertoldo