"Falso movimento" tra Miami e il San Camillo


La recensione di Giuseppe di Stefano sul Corriere della Sera

«Solo quiete apparente, falso movimento. Perché perdono spessore anche i ricordi, senza durata, mescolati fra loro, e su tutto l' eco di un' ambulanza che morde la strada». È l' epilogo imprevisto della visita a un parente acquisito, trasformatasi presto in tragedia. In quei momenti, il protagonista rivede, come in un film, tutte le stagioni della propria vita, mentre lo portano all' ospedale di Sanford, a pochi chilometri da Orlando. Un romanzo complesso, il cui ingranaggio è lo stesso autore, Riccardo D' Anna, a chiarire nei «titoli di coda»: «Nato in seguito a un lutto, "falso movimento" è costruito a ragnatela, a mosaico. L' artificio su cui si regge è la sovrapposizione spaesante fra una prima e una terza persona che poi finiscono per coincidere: lungo una deriva che cuce insieme i tre terrorismi nell' arco di una generazione».

L' artificio non è nuovo ma l'uso che ne fa D' Anna è coinvolgente. Protagonista Michele, dentista romano, giunto a Miami per un congresso di implantologia, nei giorni che precedono l' attentato dell' 11 settembre 2001 alle Twin Towers. Aerei a terra, voli cancellati, tutti in lista d' attesa. Non potendo ripartire, Michele accetta l' invito di un cugino di sua moglie Cristina, Anthony John Scotti detto Scottie, che abita dalle parti di Orlando. Legato in passato ai servizi segreti americani, uomo dalla pistola facile, Scottie è adesso in pensione. Personaggio singolare, l' uomo sciorina con disinvoltura, e arroganza, strani discorsi, che si concludono con due colpi di pistola.

Michele viene portato in sala operatoria ma, poco tempo dopo l' intervento, ancora in stato confusionale, si allontana dall' ospedale diretto alla casa di Scottie. Gli sfugge il senso delle cose, delira, e nel delirio vede riemergere schegge della sua vita, passato e presente così intrecciati da confondersi: le prime esperienze come assistente a medicina d' urgenza al San Filippo Neri, ospedale isolato nella periferia romana; l' infanzia vicino al campo nomadi, il campetto di calcio «nel comprensorio di piccoli padiglioni, cadente fin da allora, del San Camillo. I portantini, subito fuori dagli usci, che fumano. Fumi di scarico, di qualche inceneritore, vapori innocui, gli amori ridicoli dei fumetti: l' Intrepido, Billy Bis, Michel Vaillant. Con Stefano - ricorda Michele - costruiamo un bob, sulla terrazza, all' attico di via Francesco Durante, con avanzi di tavole, chiodi, viti, martello.

Odore di ferro e grasso sulle mani». Ricordi ingarbugliati. La passione per il calcio trasmessagli dal padre, il tifo per il Cagliari, per Riva. Il ricordo intenso di questo padre, i baci di Cristina davanti al muraglione del Gianicolo, gli anni di piombo a Roma, le Brigate rosse, Giorgiana Masi, Giusva Fioravanti, le opposte ideologie, le tante morti. «Non ho nostalgia», scrive. «Non l' ho amato, il mio tempo: una baldoria tragica che ci ha privati di tutto.

È stata la nostra ritirata di Russia, e ora ci specchiamo invecchiati solo nei geloni che induriscono gli arti, nei fuochi fatui di un tramonto sporco». I capitoli del breve romanzo portano il segno d' una sinfonia, mutevole come la vita: si va dall' «intenso, drammatico» che contraddistingue il primo capitolo al «moderato lirico e cantabile», giù giù fino al «finale alla breve».

Riccardo D' Anna
«Falso movimento»
edizioni Memori



Autore: La Redazione