In copertina: Il cielo sopra Bascapè

Cinquant’anni fa, il cielo sopra Bascapè, paese senza particolari qualità del pavese, fu per una notte il più importante della storia moderna d’Italia.
In quel cielo denso di pioggia, il 27 ottobre 1962, il piccolo aereo che riportava a casa, di ritorno da un viaggio di lavoro in Sicilia Enrico Mattei, ex partigiano, presidente dell’ENI, inventore del petrolio italiano, dell’Agip ed eversore dell’establishment economico europeo nel mediterraneo a tutto vantaggio della sua nazione, l’Italia, esplodeva per poi schiantarsi nella campagna sottostante.
Come per quasi tutti i cosiddetti misteri italiani, la verità fu quasi subito evidente. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, diceva un altro frequentatore di piccoli aerei, Antoine St. Exupery, sottintendendo che l’intuito, la comprensione della realtà e dei sentimenti sono immediati e vanno al di là della loro semplice e meccanica percezione visiva.
Infatti ci sono voluti quarantatrè anni fino al riconoscimento ufficiale, nel 2005, che di incidente non si trattò ma di assassinio.
Qualcosa, una bomba probabilmente messa sull’aereo a Catania ed esplosa prima dell’atterraggio a Milano aveva cambiato radicalmente il corso della Storia del nostro paese, destinato nei piani del geniale manager ad assumere un ruolo di primissimo piano nella gestione del greggio nordafricano, a discapito dei fortissimi interessi di Inghilterra, Francia ed America in quello che è stato fino ad oggi il più grande business mondiale del secolo.
Decine di guerre si sono da allora combattute e centinaia di migliaia di persone sono morte in nome di altisonanti ideali di democrazia, ma in realtà solo per il mantenimento di un ruolo dominante in quel business.
Il nostro più grande intellettuale, Pier Paolo Pasolini lo aveva ben messo a fuoco nel libro che è rimasto il suo testamento poetico e politico, dal titolo inequivocabile: Petrolio.
Ma il capitolo finale, quello che faceva con ogni probabilità nomi e cognomi, è scomparso nel nulla, come la verità di cui il popolo italiano non è quasi mai considerato degno.
Autore:
Giorgio Cavagnaro