La nascita della Repubblica cinese

17 Gennaio 2012

Principale artefice a livello ideologico della nascita della repubblica cinese fu Sun Yat-sen

Sun Yat SenL’ondata modernizzatrice che investì l’Asia tra XIX e XX secolo colpì anche la Cina all’alba del secondo decennio del Novecento. La vittoria del Giappone sulla Russia nella guerra del 1905 e la sua conseguente emancipazione politica, legata ad una improvvisa crescita militare ed economica, agì infatti da impulso per un radicale cambiamento della struttura sociale e politica cinese, ancora basata sugli antichi equilibri dell’Impero. Si apriva dunque finalmente la strada per l’affermazione di un movimento occidentalizzante di ispirazione democratica capace di porsi come concreta alternativa al vetusto potere imperiale.

Principale artefice a livello ideologico della nascita della repubblica cinese fu Sun Yat-sen, un medico di Canton che già nel corso della gioventù aveva maturato l’idea di combinare il bisogno di una modernizzazione di stampo occidentale con il tessuto delle tradizioni cinesi. L’obiettivo rivoluzionario finì ben presto per assorbire tutti i suoi sforzi, tanto che a partire dal 1893 abbandonò del tutto la sua professione. Il problema della Cina, secondo Sun Yat-sen, era costituito dalla dinastia regnante dei Manciù, che con il suo conservatorismo retrogrado e autoritario stava fossilizzando il Paese: obiettivo primario non era dunque per il momento una radicale riforma del sistema politico-sociale, quanto piuttosto il semplice rovesciamento della dinastia. La sua intensa attività di agitatore lo rese ben presto inviso al governo, che decise di porre una taglia sulla sua testa. Sun Yat-sen fu così costretto a fuggire dalla Cina trovando rifugio prima in Giappone, poi negli Stati Uniti ed infine in Inghilterra. Proprio a Londra, nel 1896, venne catturato, ma in seguito ad una forte pressione della stampa e dell’opinione pubblica, che si erano vivamente appassionate alla sua vicenda, fu rilasciato. Egli poté dunque proseguire nella sua attività di intessere contatti con le nascenti associazioni segrete anti Manciù e con i gruppi di dissidenti cinesi.
 
L’esperienza all’estero favorì una radicalizzazione del suo pensiero: la cacciata dei Manciù non era più considerata sufficiente ai fini del rinnovamento del Paese, per ottenere il quale era necessario instaurare una nuova forma di governo, individuata da Sun Yat-sen nella Repubblica. Nell’agosto del 1905 fondò a Tokyo un’organizzazione segreta chiamata Tung meng hui (Lega di alleanza giurata), il cui programma era costituito dai suoi Tre Principi del Popolo: l’indipendenza nazionale, che implicava la cacciata dal territorio dei gruppi di interesse stranieri, la democrazia rappresentativa, attuabile solamente con l’instaurazione di una Repubblica, ed il benessere del popolo, da realizzarsi con una distribuzione egualitaria delle terre. L’associazione di Sun Yat-sen fece proseliti soprattutto tra gli intellettuali, tra gli ufficiali dell’esercito, presso una piccola parte della nascente borghesia imprenditoriale e in quei nuclei del proletariato industriale che si erano formati nelle grandi città.
 
Indiscusso motore teorico del rinnovamento cinese, Sun Yat-sen non ricoprì però alcun ruolo negli eventi che portarono alla caduta della dinastia Manciù. Nell’ottobre del 1911 la decisione del governo di affidare a imprese straniere il controllo della rete ferroviaria cinese causò infatti una serie di sommosse anti imperiali nelle province meridionali. Epicentro delle rivolte fu la città di Wuchang, una delle principali basi militari del Paese, dove gli ufficiali e i soldati erano stati fortemente influenzati dalle idee di Sun Yat-sen e si erano iscritti alle organizzazioni rivoluzionarie locali. Ad una bomba fatta accidentalmente esplodere dai soldati, la polizia reagì con una generale ondata di arresti ed esecuzioni, provocando però in questo modo l’ammutinamento di diversi reparti dell’esercito, che nel giro di pochi giorni diedero vita ad un autentico colpo di stato. Mentre i funzionari governativi abbandonavano Wuchang, gli insorti presero il controllo della città ed iniziarono immediatamente ad operarsi affinché l’ondata rivoluzionaria si propagasse anche alle altre province, quindici delle quali si dichiararono indipendenti dalla dinastia Manciù nel giro di sei settimane; il successo della rivolta fu dovuto anche al ritardo e all’incapacità con i quali la dinastia regnante provò ad opporsi agli insorti, la cui azione venne così imitata da un numero sempre maggiore di distretti.
 
Mentre l’impero cinese si sgretolava sotto i colpi dell’ondata insurrezionale, Sun Yat-sen si trovava negli Stati Uniti ed apprese la notizia della rivolta solamente dalla stampa. Egli si affrettò dunque a rientrare in patria, dove insieme al generale dell’esercito Huang Xing prese in mano le redini della sommossa. Nel mese di dicembre gli insorti decretarono l’instaurazione di un governo provvisorio attraverso la costituzione di un’assemblea rivoluzionaria, costituita dai rappresentanti delle province che si erano rese indipendenti dal potere centrale. Il 1° gennaio 1912 questa dichiarava ufficialmente decaduta la dinastia Manciù e nominava a Nanchino Sun Yat-sen Presidente della neo costituita Repubblica. Egli mantenne la presidenza solamente fino ad aprile, quando lasciò l’incarico al generale Yuan Shi-kai che, inviato dall’imperatore per sedare la rivolta, si era invece schierato dalla parte dei repubblicani, provocando in questo modo la definitiva caduta della dinastia regnante, avvenuta il 12 febbraio con l’abdicazione dell’ultimo imperatore Aisin Gioro Pu Yi
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La vita della Repubblica si fece però travagliata sin dai suoi primi passi. Nel giro di pochi mesi si ruppe infatti il fragile compromesso tra le forze democratiche riunite nel nuovo partito del Kuomintang, fondato nel mese di agosto dallo stesso Sun Yat-sen sulla base del Tung meng hui, desiderose di avviare la tanto attesa modernizzazione del Paese, e i gruppi conservatori legati a Yuan Shi-kai, ferventi sostenitori di una maggiore continuità con l’era imperiale ed ostili ad ogni riforma che minacciasse i tradizionali equilibri della società cinese. Nel 1913 il nuovo presidente sciolse il Parlamento appena eletto, all’interno del quale il Kuomintang, che venne immediatamente messo fuori legge, era risultato il primo partito, costrinse Sun Yat-sen all’esilio e instaurò una dittatura personale appoggiata dalle potenze straniere: la Cina sembrava nuovamente destinata ad essere governata da un regime imperiale, tanto che i riti di intronizzazione erano già cominciati. La deriva autoritaria del nuovo corso repubblicano fu però arrestata dalla morte di Yuan Shi-kai nel giugno del 1916, che lasciò la Cina in uno stato di anarchia gestito dai signori della guerra locali. Sun Yat-sen poté così fare ritorno in patria e nel 1917, dopo aver rimesso in piedi il Kuomintang, organizzò a Canton un proprio governo che negli anni successivi dovette fronteggiare tanto il ritorno dei conservatori quanto le nuove rivendicazioni dei comunisti, costituitisi in partito a Shangai nel 1921. Era per la Cina l’inizio di una lunga stagione di guerre civili che si sarebbe conclusa solamente nel 1949 con la vittoria della rivoluzione comunista e l’ascesa al potere di Mao Tse Tung.


      
Autore: Federico Chitarin