La settimana enigmistica

26 Gennaio 2012

23 gennaio 1932, nelle edicole di Milano esce al costo di 50 lire il primo numero di una rivista settimanale di giochi enigmistici che fa immediatamente breccia nel pubblico. Sulla copertina era disegnata l’immagine dell’attrice messicana Lupe Velez, ottenuta con una particolare disposizione delle caselle nere del cruciverba iniziale; all’interno sedici pagine di rebus, cruciverba, curiosità e indovinelli. Era la Settimana Enigmistica, creata dal Cavaliere del Lavoro Grande Ufficiale Dottore Ingegnere Giorgio Sisini Conte di Sant’Andrea, nobile di origine sarda che sposò a Milano una donna austriaca e maturò l’idea di importare in Italia i giochi di enigmistica di derivazione americana che a Vienna avevano già appassionato la popolazione.

Da allora la rivista non si è mai fermata, intrattenendo ogni settimana italiani di qualsiasi età impegnati a risolverne i quesiti; solamente il numero 694 del 14 luglio 1945 uscì due mesi e mezzo dopo a causa della guerra. Né, tantomeno, ha cambiato stile e contenuti. Il titolo è sempre scritto con lo stesso tipo di carattere grafico, di vaga derivazione fascista, che dal 1995 ha assunto una veste a colori alternandosi con puntuale regolarità in blu, verde e rosso (quest’ultimo per i multipli di tre). Al centro della prima pagina, nello stesso riquadro del primo cruciverba, la foto di un personaggio famoso del mondo dello spettacolo, della musica o dello sport, uomo nei numeri pari e donna in quelli dispari. In alto a sinistra rispetto al cruciverba il numero che indica la quantità totale dei giochi pubblicati a partire dalla prima uscita. In alto a destra, accanto al titolo, viene specificata la cadenza settimanale del periodico: “Esce il sabato”, giorno in cui la rivista può essere effettivamente reperita in tutto il territorio nazionale. Nella parte bassa della prima pagina, infine, un messaggio scritto all’interno di un riquadro che anticipa uno dei giochi contenuti all’interno o che invoglia il lettore ad acquistare la rivista, sottolineandone la sua valenza ai fini dell’informazione e dell’allenamento mentale. Il grande successo ottenuto provocò nel corso degli anni un continuo proliferare di settimanali e mensili di enigmistica, tanto che l’originale si contraddistinse come “la rivista che vanta innumerevoli tentativi di imitazione”, come recita la didascalia inserita in prima pagina sopra il titolo. Al punto che non è quasi mai stato necessario far ricorso alla pubblicità, elemento che è peraltro totalmente assente all’interno del settimanale.
 
La Settimana Enigmistica venne diretta da Giorgio Sisini fino al 1972, anno in cui morì; gli succedettero prima Raoul de Giusti e poi Francesco Baggi Sisini, che ne è tuttora a capo. La rivista ha vantato tra i suoi collaboratori i più famosi enigmisti italiani, due su tutti Piero Bartezzaghi e Giancarlo Brighenti, i cui ampi cruciverba erano sinonimo di grande difficoltà e quindi ancora più appetiti dai lettori, desiderosi di risolvere le ardue definizioni e di vincere così le proprie sfide personali. Le parole crociate di Bartezzaghi continuarono a uscire anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1989, fino a quando vennero sostituite con quelle del figlio Alessandro: semplicemente, la A. prendeva il posto della P., in perfetto segno di continuità storica.
 
La Settimana Enigmistica non è però solamente sinonimo di cruciverba (peraltro estremamente differenziati tra loro), è infatti un universo costellato di rubriche e giochi che sono ormai del tutto familiari agli italiani, mantenendo nei nomi e nelle caratteristiche un chiaro richiamo al passato e alla tradizione. Quiz di cultura generale come “L’edipeo enciclopedico”, “Forse che sì forse che no”, “Il piacere di saperlo!” o semplici curiosità per stuzzicare la fantasia dei lettori quali “Forse non tutti sanno che”, “Strano ma vero”, “Spigolature”; il quesito a carattere giuridico di “Se voi foste il giudice”, ispirato a veri casi di giurisprudenza italiana, piuttosto che i casi polizieschi o i gialli da risolvere. E ancora i giochi per i più piccoli e le barzellette di “Risate a denti stretti”, l’“Antologia del buon umore” e “Per rinfrancar lo spirito… tra un enigma e l’altro”; quesiti illustrati, spesso incentrati su particolari alterati o mancanti tipo “Aguzzate la vista!”, “Che cosa manca?” e “Il confronto”, e giochi di carattere logico-matematico quali “Calcolo enigmatico” e “Prova d’intelligenza”; vignette e strisce a fumetti come “Le vicende di Carlo e Alice”, “La bisbetica Martina”, “Lillo il cane saggio”, “Osvaldo”, lo “Spot mitologico” e concorsi a premi settimanali e annuali. Fino alla comparsa nel 2005 del sudoku, segno della sua capacità di rinnovamento e dell’adattamento all’evoluzione dell’enigmistica pur nella sua nostalgica aurea conservatrice. Confermata questa dal mantenimento nel corso degli anni di personaggi storici come il cavalier Busillis, lo scultore Victor, i pittori Pen e Nello, l’illusionista Astolfo, il professor de Nuvolis, gli investigatori Volponi, Pilade, Rufus, Leo, Proteus, ecc… il regista Burberoni, l’ispettore Bracco, il corvo parlante, i coniugi della vignetta Le ultime parole famose e l’immancabile Susi con il suo arduo e atteso quesito presente sin dal maggio 1952.
 
Le soluzioni degli enigmi, come da tradizione, sono rimandate al numero successivo; per agevolare la loro ricerca, i giochi sono contrassegnati da un numero le cui prime due cifre corrispondono alle ultime due del numero del settimanale, le altre due dal numero d’ordine che ha quel gioco nella rivista, utilizzando lo zero riempitivo per i primi nove. Tale sistema permette inoltre di verificare la persistenza, e quindi anche l’indice di gradimento, di una determinata rubrica.
Nel novembre del 2008 la Settimana Enigmistica ha toccato il prestigioso traguardo dei 4000 numeri pubblicati, per festeggiare il quale ha ospitato nelle cinque uscite precedenti un concorso dedicato all’Italia. La sensazione è che il segreto del successo della rivista risieda proprio nel suo aspetto pressoché immutato nel tempo, come un fossile che il rapido scorrere degli anni non può né scalfire né tanto meno cambiare. È una certezza in cui rifugiarsi per scampare al travolgente sviluppo del progresso e della tecnologia, un luogo sicuro dal quale si può gettare un occhio verso il passato con un misto di nostalgia e malinconia, dilettandosi a leggere le storie di personaggi intramontabili ormai familiari. È quindi, a tutti gli effetti, un’icona nazional-popolare capace di attirare lettori di ogni età e classe sociale, desiderosi di verificare le proprie abilità e conoscenze al cospetto di professori esigenti che non tollerano errori.          



   
Autore: Federico Chitarin