In Italia il mobbing si tinge di rosa


L'intervista a Caterina Ferraro Pelle su "Donna Reporter"

È un attacco vile, codardo, nato a  volte come  una sorta di punizione, finalizzato a voler allontanare il lavoratore, a sfinirlo, a  portarlo al limite della sopportazione psicologica. Improvvise critiche continue, isolamento, assegnazioni di incarichi al di sotto delle proprie capacità, e poi ancora calunnie, esclusioni dalle attività aziendali, nei peggiori dei casi trasferimenti in sedi scomode e lontane.In base alle ultime ricerche e statistiche è emerso un dato inquietante : in Italia le maggiori vittime di mobbing sono donne. “Una donna quando ha tante caratteristiche come l’avvenenza, le capacità, l’intelligenza, viene vista come un pericolo, qualcosa che va ad insidiare  una mentalità, che nel nostro paese è radicata da tempo”. Caterina Ferraro  Pelle è stata ed è una vittima di mobbing. Ha deciso di scrivere la sua drammatica esperienza in un libro “Mobbing, Storia di una donna che non si arrende” (MEMORI , 2010)  oggi alla seconda ristampa,   attraverso il suo profilo su face book , ha deciso di mettere a disposizione la propria esperienza per aiutare i numerosi casi in Italia

Che cos’è il mobbing?
In realtà una definizione ben precisa è quasi impossibile darla, poiché si tratta di una particolare dinamica che si sviluppa fra persone, che va a sfociare in molestie, torture, vessazione creando nella vittima, conseguenze dirette molto gravi. E’ una forma di violenza che si verifica espressamente nell’ambito lavorativo, che vuole portare all’emarginazione e all’isolamento del lavoratore.
Questo fenomeno quanto è esteso in Italia?
Purtroppo è molto esteso e purtroppo le denunce sono pochissime. E’ chiaro che chi ha il coraggio di denunciare va incontro a innumerevoli difficoltà, dall’essere accusato di manie di  persecuzione, fino alla perdita del posto di lavoro. Il rischio è elevatissimo.
In base alle ultime ricerche e statistiche è emerso che le donne sono le maggiori vittime.
Credo che in Italia si siano fatti molti passi indietro. La mia generazione scendeva in piazza per ottenere leggi importanti come quella sull’aborto o sul divorzio. Abbiamo fatto una rivoluzione, alla base della quale c’era un concetto fondamentale : la possibilità di scegliere. Ad oggi questa rivoluzione non si vuole riconoscere e  tutto questo si traduce con una sorta di isolamento , quasi automatico, lì dove  si capisce che una donna può competere con un uomo.
Quindi è un problema prettamente culturale?
Culturale e organizzativo. La mentalità maschilista è la madre del fenomeno. Più si vogliono emarginare le donne più il maschilismo è radicato. Organizzativa quando la donna lavoratrice decide di essere anche madre, ovvero quando è costretta a  sottrarre tempo al  proprio lavoro poiché in Italia non vi sono strutture di sostegno. E sotto questo punto di vista la donna è fortemente penalizzata.
Si è fatto qualcosa in Italia per arginare il problema delle carenze si servizi?
Attualmente nulla. Nel nostro paese non ci sono strutture. Molte azienda straniere forniscono alle dipendenti spazi baby, asilo nido. Ma in Italia non credo ci sia l’intenzione  di voler mettere in condizioni le donne di lavorare ed essere  madri allo stesso tempo. C’è stata tolta quella possibilità di scelta di cui parlavo prima. Ancora oggi si paga il prezzo di essere madri: chi è madre e lavoratrice in Italia, viene punita. Abbiamo i peggiori servizi dedicati alla maternità di tutta l’Europa.
C’è un modo per prevenire?
La prevenzione è impossibile..Bisognerebbe cambiare la mentalità..anche delle donne stesse! La situazione non muta neanche quando è una donna ad essere il tuo capo. Moltissimi sono i casi di donne vittime di altre donne.  Quando una donna si permette di avere un figlio dopo deve pagarla. Questo avviene indistintamente se il tuo capo è uomo o donna.
Ha scritto un libro su questo argomento, vissuto purtroppo da lei in prima persona.
La mia esperienza è stata ed è terribile.  Lavoravo nell’amministrazione pubblica a Roma, avevo suscitato delle antipatie per il semplice fatto di voler fare chiarezza su regolarità di gare d’appalto e abusivismo. Mi sono vista arrivare una sanzione disciplinare, un’ordinanza di declassamento. Ho reagito andando in tribunale, affrontando sei ricorsi, debiti per spese mediche e legali. Poi mi hanno convinto a firmare una transazione. In quel momento  ho firmato la mia condanna. Tornata al lavoro, mi sono ritrovava a lavorare in un ripostiglio, senza collaboratori, senza un computer, senza nulla che mi permettesse di svolgere alcun compito. Completamente isolata. Le conseguenze furono drammatiche. Conseguenze psicologiche sfociate in somatizzazioni che hanno portato anche a disturbi  fisici.
Come ha cercato di tutelarsi?
In Italia non c’è tutela . E’ quasi impossibile dimostrare il nesso causale tra il danno biologico e le vessazioni lavorative. In Francia, è il datore di lavoro che deve dimostratre di non essere colpevole di mobbing , quando vi è una denuncia di questo genere da parte del lavoratore.
 Lei ne è uscita fuori , come ha fatto?
Professionalmente purtroppo sono ancora in questa situazione, esattamente dal 2003. Ma ne sono uscita fuori psicologicamente. Sono stata aiutata con terapie di sostegno psiconalitico. Ma soprattutto non mi sono mai persa d’animo, e lo scrivere il libro mi ha dato la forza necessaria per andare avanti. La reazione positiva dei lettori, , tanto che la casa editrice sta preparando la seconda edizione, mi ha poi portato a creare un profilo su face book dove metto a disposizione tutta la mia esperienza per poter aiutare gli innumerevoli casi di mobbing che mi contattano. Metto a disposizioni avvocati e consulenze. Tutto questo mi da la forza per affrontare ogni giorno la mia situazione. Ho Trasformato  e capovolto un evento negativo della mia vita, in una ricchezza di un patrimonio umano ineguagliabile.
Mi chiamano capitano e questo mi piace molto sa perché : perché a differenza degli altre categorie di comando il capitano è  colui che è disposto ad annegare insieme alla nave , qualora il caso non riuscisse a salvarla.

MOBBING storia di una donna che non si arrende
edizioni Memori




Autore: La Redazione