2012
HOME
INCIPIT
APPUNTAMENTI
SCRIVICI
ARCHIVIO
CERCA
SCRIVICI
Nome e Cognome
E-mail
Testo
Si prega di riscrivere il codice:
Privacy
Il 30 giugno del 1960 Genova brucia, si ribella, si rivolta contro il Msi, fresco alleato del governo Tambroni, che vuole tenere nella città medaglia d’oro della Resistenza il suo congresso il 2 luglio. E vuole che a presiederlo sia Carlo Emanuele Basile, l’uomo delle torture alla Casa dello studente, l’uomo che nel 1944 fece deportare milleseicento operai delle fabbriche e del porto. Genova non ha dimenticato. Il 25 è il giorno della prima manifestazione, il 28 giugno Sandro Pertini, con il discorso del bricchettu (del fiammifero) dà il via all’incendio finale. (…) “Ve lo dirò io, signori, chi sono i sobillatori eccoli qui: eccoli qui accanto alla nostra bandiera, sono i fucilati, della Benedicta, i fucilati della Mandella e di Cravasco, sono i torturati della Casa dello Studente che risuona ancora delle urla strazianti delle vittime, delle grida e delle risate sadiche dei torturatori. Noi, noi oggi qui riaffermiamo questi princìpi e questo amor di Patria perché, pacatamente, o signori che siete preposti all'ordine pubblico e che bramate essere benevoli verso quelli che ho nominato poc'anzi e che guardate a noi, ai cittadini che gremiscono questa immensa piazza, considerandoli nemici della patria, sappiate che coloro che han riscattato l'Italia da ogni vergogna passata, sono stati questi lavoratori, operai e contadini, operai e contadini e lavoratori della mente, che noi a Genova vedemmo entrare nelle galere fasciste, non perché avessero rubato, o per un aumento di salario o per la diminuzione delle ore di lavoro, ma perché intendevano battersi per la libertà del popolo italiano e, quindi, anche per la vostra libertà". Dinnanzi a costoro, dinnanzi a questi operai, a questi intellettuali, a questi giovani, a quei contadini che voi spesso maledite, dovreste invece inginocchiarvi, come ci si inginocchia di fronte a chi ha operato eroicamente per il bene comune. (…) Ma perché, dopo quindici anni dobbiamo nuovamente sentirci mobilitati per rigettare i responsabili di un passato vergognoso e doloroso, i quali tentano di tornare alla ribalta? Ebbene, neofascisti che ancora una volta state nell'ombra a sentire, io mi vanto di avere ordinato la fucilazione di Mussolini, perché io e gli altri altro non abbiamo fatto che firmare una condanna a morte pronunciata dal popolo italiano venti anni prima. (…) Oggi, le provocazioni fasciste sono possibili e sono protette perché, in seguito al baratto di quei 27 voti, i fascisti si sentono partito di governo, si sentono nuovamente sfiorati dalla gloria del potere mentre nessuno trai responsabili mostra di ricordare che se non vi fosse stata la lotta di liberazione, l'Italia, prostrata, venduta all'invasore dai fascisti, patirebbe ancora oggi delle conseguenze di una guerra infame e di una sconfitta senza attenuanti, mentre fu proprio la Resistenza a recuperare al paese una posizione dignitosa e libera tra le nazioni. Il senso, il movente, la ispirazione che ci spinsero alla lotta non furono certamente la vendetta e il rancore, di cui vanno cianciando i miserabili persecutori della tradizione fascista, furono proprio il desiderio di ridare dignità alla Patria, di risollevarla dal baratro restituendo ai cittadini la libertà. Ecco perché, i partigiani, i patrioti genovesi, sospinti dalla memoria dei nostro morti, sono scesi in piazza: sono scesi a rivendicare i valori della Resistenza, a difendere la Resistenza contro ogni oltraggio, sono scesi perché non vogliono che la loro città, Medaglia d'oro della Resistenza, subisca l'oltraggio nel neofascismo. (…) Ai giovani studenti e operai, vada il nostro plauso per l'entusiasmo, la fierezza, il coraggio che hanno dimostrato. Finché esisterà una gioventù come questa nulla sarà perduto in Italia. Noi anziani ci riconosciamo in questi giovani. Alla oro età affrontavamo qui nella nostra Liguria le squadracce fasciste. E non vogliamo tradire di questa fiera gioventù le ansie, le speranze, il domani, perché tradiremmo noi stessi. Così ancora una volta siamo preparati alla lotta, pronti ad affrontarla con l'entusiasmo, la volontà, la fede di sempre. Qui vi sono uomini di ogni fede politica e di ogni veto sociale, spesso tra loro in aperto contrasto, come peraltro vuole la democrazia. Ma questi uomini hanno saputo oggi e sapranno domani superare tutte le differenziazioni politiche per unirsi come quando l'8 settembre 1943 la patria chiamò a raccolta i figli suoi migliori, perché la riscattassero dall'infamia fascista. A voi che ci guardate con ostilità, nulla dicono queste spontanee manifestazioni di popolo? Nulla vi dice questa improvvisa ricostituita unità delle forze ella Resistenza? Essa costituisce la più valida diga contro le forze della reazione, contro ogni avventura fascista e rappresenta un severo monito per tutti. Nessuno si illuda di poter piegare il nostro animo. Non vi riuscì il fascismo, non vi riuscirono i nazisti, non vi riuscirete voi. Noi, in questa rinnovata unità, siamo decisi a difendere la Resistenza, ed impedire che ad essa si rechi oltraggio. Questo lo consideriamo un nostro preciso dovere. Per la pace dei morti e per l'avvenire dei vivi lo compiremo sino in fondo, costi quel che costi".
Accetto il trattamento dei miei dati personali
Invia
IN QUESTO NUMERO: Feb 2012
Quando facebook era per pochi
di Massimo Ghinolfi
vita sei bella, morte fai schifo
di Daniele Repetto
In Italia il mobbing si tinge di rosa
di La Redazione
Falso Movimento. La recensione
di La Redazione
La visita di Nixon a Pechino
di Federico Chitarin
Quarant’anni all’ombra della Luna Rosa
di Ariel Bertoldo
ARCHIVIO
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
2010
2011
2012
Visualizza
REDAZIONE
Massimo Ghinolfi
Daniele Repetto
La Redazione
Federico Chitarin
Ariel Bertoldo